Compagnia degli Evasi
Castelnuovo Magra (SP)


A DOMANI, SIGNOR MACBETH
di Marco Balma
regia di Marco Balma


Con:
WILLIAM CIDALE – Signor Macbeth
ELENA MELE – Lady Macbeth
MAFALDA GAROZZO – Ombra di lady Macbeth
MARCO BALMA – Signor Banquo
SIMONE TONELLI – Primario
DAVIDE GROSSI – Dott. McDuff
CAROLINA SANI – Dott.ssa Lennox
MARCO TRAPANI – Dott. Ross
NICOLETTA CROXATTO – Infermiera
VANESSA LEONINI – Infermiera
LAURA PASSALACQUA – Infermiera


In un non ben identificato ospedale psichiatrico, un paziente di nome Macbeth è ricoverato per una forma di dissociazione, provocata da un eccessivo stress lavorativo che lo ha portato al burnout. In questa interruzione della realtà soggettiva, l’uomo ha frequenti episodi di derealizzazione nei quali si identifica con il noto personaggio shakespeariano di cui porta il nome e che lo portano a rivivere gli episodi della tragedia stessa di fronte ai medici, che ne studiano il caso, alla moglie e all’amico che non hanno cuore di abbandonarlo.


Note di regia – Il Macbeth di Shakespeare è la tragedia dell’ambizione e del dolore. In una inesorabile discesa verso gli inferi, dopo che alcune streghe gli hanno vaticinato la gloria, il nobile scozzese degenera la propria legittima aspirazione a migliorare il proprio status, in una forma di esasperata frenesia che lo conduce all’omicidio, prima del proprio re e poi dell’amico più caro. Il suo destino si compie con l’inevitabile morte violenta sotto la spada dei nemici, in un completo isolamento, dopo che anche la moglie, che lo ha sempre sostenuto e incoraggiato, a sua volta si uccide, vittima del rimorso per le azioni compiute.
Il grande bardo inglese scrisse questa tragedia in un tempo in cui esistevano re e regine che si muovevano all’interno di una reale lotta omicida per il potere. Ma rileggendola oggi, mi è apparso chiaro come l’opera possa essere trasposta in una chiave più che moderna. La società in cui viviamo esige con sempre più urgenza, il raggiungimento del successo e l’ambizione di chi lo rincorre si fa sempre più malata. Si sta sempre più imponendo il concetto che se non si è primi, si è dei falliti. Nello sport, ricordo bene le polemiche sulle dichiarazioni della nuotatrice che si ‘accontentava’ di un quarto posto alle olimpiadi. Nella politica, dove l’intento non sembra più essere la cura della ‘poleis’ ma la distruzione dell’avversario. Non parliamo dello spettacolo o dei social dove il valore delle persone si giudica in base al numero dei followers, agli streaming, alla visibilità e la lotta non risparmia veleni, insulti, denunce. Mors tua, preminenza mea. Non si arriva più all’omicidio, almeno non sempre, ma certe stangate alla psiche dei contendenti, non ne sono poi così lontane. E non è una lotta priva di conseguenze. Lo stress che questa corsa al primato provoca, proprio perché frutto di una schiacciante pressione del mondo globalizzato, può diventare davvero impossibile da gestire. Il mio signor Macbeth è una persona qualunque, vittima della propria ambizione, che pur di arrivare in alto ha sacrificato la sua coscienza. Anch’egli, come troppi ormai, vuole credere alle streghe, che rappresentano la giustificazione, il desiderio di sentirsi innocenti nonostante le bassezze commesse, e cade nel vizio senza tempo del dare la colpa agli altri. Ma quando la vita lo sconfigge chiedendogli il conto, non può che rivivere all’infinito i passi che lo hanno condotto all’abisso, dal quale potrà riemergere, forse, soltanto attraverso l’espiazione, il perdono delle sue vittime e la vicinanza dei suoi affetti.