Compagnia degli evasi (SP)

Il Re Muore

di Eugene Ionesco

regia di Marco Balma

“Il re muore” è un testo di sconcertante lucidità; una straordinaria, sfrontata rappresentazione dell’incapacità umana di prendere in considerazione l’idea della propria fine, quasi che il non affrontarla possa diventare garanzia di vita eterna. Razionalmente conosciamo da sempre il nostro destino, ma non riusciamo mai ad affrontare con la giusta misura ed il giusto rispetto l’ultimo capitolo della nostra esistenza. In questa commedia, scritta nel ’62, Ionesco indica le ragioni di questa nostra debolezza nell’insufficienza del nostro mondo interiore che è simboleggiato dall’inesorabile sgretolarsi di quello esteriore su cui il re perde progressivamente potere, fino a non riuscire a farsi obbedire neanche nel più elementare degli ordini. La lotta del re contro la propria morte è in realtà la lotta incessante contro noi stessi, la nostra grande paura dell’ignoto e contro l’altro grande nemico della vita, il tempo. Una lotta assurda che non può essere raccontata che in modo assurdo e per questo a tratti, comico. La morte del re è quindi la morte di un umanità incapace di morire. Ma anche incapace di vivere, di riuscire a godere della preziosa e fragile bellezza della vita. La commedia è un monito a noi tutti a non commettere l’errore del re nell’inseguire una grandezza inutile, un immortalità che, come ribadisce la regina Marguerite, non può essere che provvisoria. L’unica vera grandezza per l’uomo, sia egli re o semplice servitore, consiste nell’accettazione, nell’umiltà di riconoscerci umani, deboli, imperfetti e transitori, e, in ultimo, non esistenti